Coop. Agricola Asca - La Porta Dei Parchi

Anversa degli Abruzzi

Settimana delle Buone Pratiche 17/02/21 h.19:00-20:00
    Aggiunto il 18/02/2021

👉La Porta dei Parchi con Nunzio Marcelli, #pastore​ abruzzese ideatore di Adotta una pecora #buonepratiche

Abruzzo. I formaggi di Nunzio Marcelli dell’azienda La Porta dei Parchi
    Aggiunto il 25/03/2019 | fonte www.gamberorosso.it

Laureato in economia, sorriso gentile, anima libera, barba ispida da protesta - in onda su Propaganda Live ha sentenziato: “Sono un po' incazzato e visto come vanno le cose, per ora, non me la voglio tagliare”- Nunzio Marcelli è uno dei pastori più conosciuti d'Abruzzo. Volevamo conoscerlo meglio anche noi. La cooperativa Asca e il recupero delle terre incolte Poesia e concretezza, anzi realismo. La sua filosofia è presto dichiarata senza troppi giri di parole perché Nunzio di convenevoli e formalità non se ne intende. Lui, che ispirato dai docenti Corrado Barberis, Federico Caffè, Giuseppe Orlando - “tutti personaggi legati a una certa visione economica, che non si sono mai lasciati influenzare da un approccio industriale e filo petrolifero” - negli anni '70 (in pieno boom economico!) ha fondato la cooperativa Asca insieme a degli amici con l'obiettivo di recuperare le terre incolte attraverso l'allevamento e il pascolo. “Sono nato e cresciuto ad Anversa degli Abruzzi, un paese che ha sofferto e soffre tuttora della perdita di popolazione e di capacità produttiva. Un paese, come molti, che prima è sopravvissuto grazie agli emigranti che hanno fatto ritorno, ma poi ha vissuto una parabola discendente anche a causa di una politica basata sulle sovvenzioni; alla quale del recupero dei territori non glien'è mai fregato nulla”.

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Abruzzo. L'autostrada dei pastori
    Aggiunto il 24/04/2018 | fonte www.touringmagazine.it

Ad Anversa degli Abruzzi (Aq) c’è qualcuno che tiene duro. Si chiama Nunzio Marcelli e subito dopo la laurea in economia a Roma ha scelto di tornare nel suo paese d’origine, un borgo medievale di 300 abitanti già segnato dall’abbandono alla fine degli anni Settanta. Del tutto controcorrente, quando l’Abruzzo si vergognava delle pecore nell’Intervallo della Rai, decise di investire in terreni, pecore e capre. Un’idea folle che a trent’anni di distanza è maturata in un’azienda agropastorale, 1.100 ettari di pascoli, 1.300 pecore sopravissane, capre, maiali, cavalli, un laboratorio di resistenza all’estinzione della pastorizia che richiama persone da tutto il mondo. Nunzio se ne è inventate tante per tenere in vita la pastorizia e sostenere la sua azienda: dalla campagna Adotta una pecora con tanto di fotografia e certificato di adozione della prescelta in cambio di una cassetta di pecorino e ricotta, alla Festa della tosatura, a fine aprile, con perfino i maori della Nuova Zelanda che vengono ad Anversa a mostrare le loro tecniche. È andato tra i pastori dell’Afghanistan a insegnare a cagliare il latte per stagionare il formaggio di pecora e ha imparato da loro a produrre il “muffato” dal latte acido. «Il formaggio racconta il territorio, è qualcosa di vivo che va continuamente assistito: noi lo massaggiamo anche con olio d’oliva», dice Nunzio, i cui formaggi, su tutti la ricotta affumicata su legno di ginepro, hanno ricevuto importanti riconoscimenti anche internazionali.

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Festeggiano 40 anni le pecore adottate di Asca
    Aggiunto il 24/04/2018 | fonte www.ilcapoluogo.it

L’azienda nasce come scommessa di rivalutazione di un ambiente montano in via di totale spopolamento, attraverso un’ innovazione legata alle produzioni agricole tradizionali che in non pochi anni ha portato l’azienda a rappresentare un modello di sviluppo oggi esportato in Italia e all’estero. Marcelli, fondatore dell’azienda e docente presso l’istituto alberghiero di Roccaraso, commenta il traguardo raggiunto: «Un risultato, questi primi 40 anni della Cooperativa Asca, che si deve a molti: università, compagni di viaggio che si sono uniti per un breve periodo o per tutta la strada, alcune istituzioni illuminate che hanno supportato il lavoro che negli anni non è stato sempre facile. Anzi. Momenti di crisi ce ne sono stati, e contraddizioni e tensioni che caratterizzano l’oggi della produzione tradizionale e di qualità sulle nostre montagne. L’obiettivo di diventare un modello possibile di agricoltura e allevamento sostenibile, che garantisce 15 posti di lavoro stabili e può essere riprodotto per assicurare la tenuta sociale ed economica dell’entroterra montano è stato raggiunto, ma non mancano le difficoltà."

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