Azienda Agricola Patrick Uccelli

Salorno

Patrick Uccelli, il filosofo gentile del vino: "In cantina, e nella vita, ho eliminato il superfluo"
    Aggiunto il 17/09/2018 | fonte www.repubblica.it

“Ho imparato a fare il vino con la libretta, così come lo insegnano all’università”. Oggi, invece, dopo diversi anni, segue le regole dell'agricoltura biodinamica ma senza lasciarsi andare a “stregonerie”. “Non c'è nulla di eclatante nel modo in cui faccio i vini, tutto sta nell'aspettare e nel controllare. Cose che possono sembrare addirittura noiose”. Inaspettatamente tira fuori dalla tasca il suo iPhone e ti chiede: “Vale mille euro o costa mille euro? Io li compro di seconda mano, sono perfetti. Bisogna dare il giusto valore alle cose”. Non ci vuol tanto a capire che il ragazzo che si ha di fronte non è un vignaiolo qualunque. Senza effetti speciali, ma con grande profondità, cerca di spiegare quello che c’è dietro alla sua vita contadina, lì sui monti, con la sua famiglia, sua moglie Karoline Terleth e gli animali che sono parte integrante di quell’atmosfera. “Nell'azienda abbiamo riportato l'elemento animale, che ovviamente nelle culture intensive è scomparso”. Asini, capre e galline. Mucche, vitelli e pecore.

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Patrick Uccelli, manuale del viticoltore autosufficiente
    Aggiunto il 21/12/2017 | fonte www.iltaccuvino.com

Al di sopra di questo approccio scriteriato nei confronti della natura, trasformata in fondo di agricoltura estensiva, Patrick Uccelli porta avanti le sue idee, che agli occhi dei più possono apparire rasenti alla follia, mentre a me sembrano puro frutto di logica, coraggio e determinazione. Quest’ultima è base essenziale per portare avanti scelte non solo agronomiche, ma prima di tutto scelte di vita. Patrick pratica la biodinamica, nel senso più vero e profondo del termine. Ci spiega come la natura sia sviluppata su più livelli, il piano minerale, da cui si erge quello vegetale, governato da forze di sostanza e di forma, e al loro fianco quello animale e quello dell’umano, l’unico dotato di spirito. Il compito della biodinamica è di unire questi livelli, creando connessioni ed eliminando le separazioni. Così l’uomo si trova a gestire la sostanza (col cornoletame) e la forma delle piante (con cornosilice) per dare armonia, perché una pianta armonica darà frutti buoni ed equilibrati. Come detto tra i piani citati c’è quello animale, fondamentale non solo a livello di biodiversità di insetti e fauna, ma abbracciando anche le bestie di piccolo allevamento. E’ in questo senso che Patrick ha tolto spazio alle vigne per lasciare il posto al pollaio e alla stalla della capra. E ancora nei loro terreni di Montagna hanno altri animali, quali mucche e pecore, funzionali anche all’ottenimento del letame. Nelle vigne si inerbisce, si coltivano piccoli cereali e semi (orzo, segale) ed essenze, per ricavarne foraggio e chiudere il cerchio, in modo che gli animali, le piante e l’uomo trovino tutto il necessario per la propria vita all’interno dell’azienda. Di fatto praticamente l’unica cosa che acquistano oggi da fuori sono gas ed elettricità.

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Patrick Uccelli: “gli agricoltori altoatesini hanno dimenticato la loro missione”
    Aggiunto il 21/12/2017 | fonte franzmagazine.com

Per me l’Alto Adige (ma non solo, è un fenomeno visibile anche altrove) ERA una terra di agricoltori, oggi non lo è più (completamente). O meglio, il termine “agricoltore” si è completamente svuotato del suo significato originario. Una volta l’agricoltore produceva alimenti. Oggi l’agricoltore altoatesino (e lo sono anche io) non lo fa più e produce reddito coltivando i terreni a frutteto e/o vigneto per poi andare ad acquistare il cibo al supermercato. Un paradosso: il contadino che ha la terra produce cose che non servono a sfamare la sua famiglia o il suo paese e poi, dopo averle vendute su scala globale, va ad acquistare alimenti prodotti da contadini (o industrie agroalimentari) lontani migliaia di km. Il sedicente “agricoltore” altoatesino è sicuramente all’avanguardia per quanto riguarda la gestione tecnica. La sua arretratezza è nell’aver dimenticato (forse troppo in fretta) che il suo primo e vero compito sarebbe quello di mantenere fertile il suolo (per le generazioni future che devono coltivarlo) e produrre alimenti sani. Oggi questo in gran parte dell’Alto Adige non succede più. Mele (nelle quantità prodotte in Alto Adige) e vino non sono sicuramente alimenti basilari.

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Tenuta Dornach
    Aggiunto il 21/12/2017 | fonte winedharma.com

Patrick ha scelto la biodinamica come via per produrre un vino che sia specchio del territorio. Stanco delle restrizioni dei disciplinari convenzionali, anche di quelle del biologico, decide di produrre un vino puro, senza compromessi, che sia l’impronta di quella stessa terra che calpesta ogni giorno. Non vengono utilizzati lieviti selezionati, perché forzano i profumi; non ci sono chiarifiche, aggiunte di tannini naturali, niente di niente. Nella tenuta Dornach la legge è: il vino si fa in vigna, dove si usano solo le mani, rame e zolfo per i trattamenti e i preparati biodinamici come il corno silice o il corno letame. Le vigne, allevate a guyot unilaterale, si estendono per circa tre ettari, di più Patrick non riuscirebbe a seguirne.

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