Azienda Agricola Raetia Biodiversità Alpine

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Bio aiuole a Teglio Valtellina
    Postato il 23/06/2016 | fonte ciboprossimo.org

Patrizio le chiama Bio Aiuole e me le ha descritte più o meno con queste parole “sono rialziate da terra. Si parte facendo uno scavo di trenta centimetri di scavo. I primi quindici centimetri si riempiono di legnetto triturato, ci si rivolta sopra delle zolle, quindi ci si mette del letame poi del materiale in compostaggio, mi raccomando evitare assolutamente compost finito, e quindi si ripete il tutto ripartendo dalla terra, ancora materiale di compostaggio, il letame e infine ancora terra. Recinti il tutto con una rete o con materiale di recupero, ad esempio dei bancali. In Germania Patrizio ha visto dei recinti fatti con rami intrecciati. Riempi lo spazio tra la terra e recinto con della lana. L’insulsa legislazione italiana ha fatto diventare la lana un rifiuto speciale quindi questo è un ottimo modo ecologico per riciclarla. La pacciamatura la puoi fare con della paglia: lui ha usato quella di segale chiaramente uno può usare quello che preferisce. Ha accennato ad azienda di Gandino che partendo da questa difficoltà di smaltire la lana, hanno inventato un prodotto, precisamente un feltro, che può essere usato per pacciamare al posto dei teli di plastica. Guardando il mio sguardo stupito mi ha ricordato che con la paglia le piantine crescendo si fanno strada da sole: è così anche per la lana sui lati della serra mentre con la plastica e con questo feltro i buchi da cui crescono devi farli tu!!!! “.

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Il grano saraceno al Parco delle Cave, ovvero la natura e noi cittadini
    Postato il 23/06/2016 | fonte ciboprossimo.org

Dobbiamo raccogliere il grano poco o tanto che sia. Come più volte ha ribadito Angelo se si semina, qualcosa si raccoglierà sicuramente riferendosi spero non solo all’esperienza. Bisognerà dunque separare il grano dal loglio e Patrizio ci ha indicato come via i metodi usati in Nepal che la foto documenta molto bene. Come potete intuire la trasposizione tra una realtà rurale tradizionale e una evoluta metropoli occidentale non è immediata e tutto va a scapito della seconda. Non abbiamo gerle, meno che mai potremo portarle così, ma la cosa più importante non abbiamo quella sapienza che ci permette di scegliere i chicchi maturi, raccogliere solo loro e lasciare che sulla pianta, quelli ancora verdi, possano crescere per essere raccolti in una successiva passata. Per ovviare a tutti questi problemi noi utilizziamo le macchine ma è chiaro che questo genera quello “spreco” di cui tanto si parla in questi giorni in città, spreco che deriva dalle caratteristiche del nostro sistema produttivo che privilegia la massificazione del risultato verso l’intelligenza della comunità.

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Patate in Val d'Arigna
    Postato il 02/08/2016 | fonte ciboprossimo.org

Patrizio ci chiama e sotto la palizzata, nel lato dove tramonta il sole inizia a scavare. Una patata trasfuga dell’anno prima si è riprodotta: uno spettacolo. E’ una blu di Svezia e le patate che ha generato da un anno con l’altro dovrebbero farci pensare alla potenza che ha la terra di donarci cibo se solo la rispettassimo e le rendessimo omaggio. Attraversiamo gli alti filari di fagioli e Greta individua, sotto la pacciamatura, un’altra trasfuga. Questa volta dal blu passiamo all’arancione: è una patata Parli. Guardate voi quante ne ha tirate fuori con soddisfazione dal terreno. Queste chiaramente sono pronte per essere mangiate e verranno portate a casa.

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Patrizio Mazzucchelli riscopre e reinventa l’antica agricoltura valtellinese
    Postato il 22/06/2016 | fonte puntoponte.wordpress.com

L’entusiasmo e la passione di Patrizio sono tali da non poter essere contenuti a poche varietà, infatti nella serra coltiva anche innumerevoli piante rare provenienti da tutto l’arco alpino. In collaborazione con la fondazione svizzera Pro Specie Rara, che si occupa di salvaguardare dall’estinzione le specie che anticamente venivano coltivate sulle Alpi, Patrizio produce sementi rare che distribuisce localmente per promuovere la biodiversità e la reintroduzione di queste varietà ben adattate ai climi montani. Raccontare le mille iniziative di Patrizio, i suoi progetti e i suoi sogni richiederebbe ben più spazio e tempo di quanto sia disponibile.

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Raetia Biodiversità Alpine
    Postato il 15/06/2016 | fonte ciboprossimo.org

Non essendo un vecchio abruzzese ho sentito la parola Solina per la prima volta venerdì quando, raggiunto Patrizio Mazzucchelli nella sua oasi Raetia Biodiversità Alpine tutto intento a pacciamare con del fieno andato male un piccolo pezzo di terra, gli ho chiesto che cosa il suo amico, attivista rurale e trattorista, stava seminando in quel campo. “Il grano di Solina, quello che rende buone tutte le farine!!!” mi ha risposto prontamente. Il grano che? E lì ha preso la parola Franco, del Gruppo di Acquisto Solidale di Sondrio, con cui avevo parlato lungamente a tavola mentre provavo il RISC FOOD e mi ha raccontato che Patrizio stava seminando quel grano, nel terreno di Raetia Biodiversità Alpine, su sua richiesta, che avrebbe pagato lui il lavoro dell’attivista rurale trattorista perché volevano vedere se il Solina veniva su anche a Teglio. Mentre Giorgio con il suo potente mezzo finiva velocemente di lavorare la terra Marzio, il figlio di Patrizio, era da due ore che, su ordine del padre, lavorava lentamente il campo affianco, perché la segale doveva essere messa giù più in fretta possibile visto che i 38 quintali che avevano prodotto l’anno prima non sarebbero stati sufficienti per Cleto per fare ripartire la produzione di pane da quest’anno, giù nel suo forno a Ponte.

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