Azienda Agricola Monte Agrella

Primaluna

I mirtilli americani in Valsassina
    Aggiunto il 27/12/2017 | fonte www.aifb.it

Mi descrivete la vostra attività? Da dove nasce l’idea di realizzare la coltivazione del mirtillo americano in una zona dove cresce il mirtillo spontaneo di montagna? L’idea di effettuare una coltivazione di mirtillo gigante americano ci è venuta dopo avere visitato (con l’università) alcune piantagioni Valtellinesi. Abbiamo poi affiancato al mirtillo altri piccoli frutti: lamponi, more, fragole e ribes, inoltre abbiamo deciso di provare ad allevare le api. Queste giocano un ruolo importante per l’impollinazione nei nostri campi e ovviamente non va dimenticato la produzione di miele naturale. Ora ci stiamo anche interessando alla coltivazione di alcune erbe officinali; abbiamo messo a dimora a 1500 m.s.l.m. una pianta perenne chiamata Cicerbita Alpina o radicchio dell’orso. I germogli di tale pianta sono molto utilizzati in gastronomia, specialmente in trentino. A che modello di azienda agricola vi siete ispirati? Bella domanda! Effettivamente ci siamo ispirati alle coltivazioni trentine. La nostra idea è di portare in Valsassina qualcosa di nuovo, che valorizzi il nostro territorio scarsamente utilizzato (da sempre) per le coltivazioni. L’idea di agricoltura in valle è legata solamente all’allevamento e alla produzione di formaggi pregiati. I mirtilli sono interessanti per le loro molteplici qualità benefiche, inoltre si possono utilizzare in cucina in svariate ricette: dai primi (risotti ecc) al dolce… non vanno poi dimenticati i liquori a base di mirtillo.

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Monte Agrella: quando basta uno sguardo… Attilio Melesi e Mirko Vittori
    Aggiunto il 27/12/2017 | fonte ilsaperedeisapori.it

Hanno studiato, hanno fatto altro, si sono uniti, hanno fatto sistema con agricoltori montani lontani e stanno cercando un completamento che possa permettergli una sussistenza oltre il part-time. Attilio lavora nei boschi, Mirko ha un’azienda che produce tronchesi in maniera artigianale. Trovandosi, hanno applicato un recupero della montagna riguardoso ed essenziale. Qui, chi parte, chi recupera un po’ di terreno da genitori e zii, chi non ha un passato agricolo e chi compie una scelta contro il contempo, comincia bene con i frutti di bosco o con lo zafferano. E siccome, da queste parti, si vedono le vette, la scelta è andata verso i primi, la passione ha superato il guadagno e così hanno cominciato a cercare un oltre. Mancando la tradizione, non hanno ereditato né vacche né cascine né stalle né ettari di terreno, ma hanno recuperato appezzamenti al paese, distribuendosi. Un rurale diffuso che va sempre più diffondendosi. Da una parte mirtilli e lamponi, dall’altra fragole, ribes e more, al limitare dei boschi le arnie per fare millefiori, tiglio e castagno, in Valtellina la trasformazione conto terzi, a casa dello zio le mele antiche, in alpe (a Chiarino) i campi di radicchio dell’orso e di asparago selvatico, su in Biandino le capre Orobiche, l’orgoglio di Attilio e probabilmente la futura realizzazione. Quel formaggio che in troppi hanno dimenticato.

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