Azienda Agricola Emiliana Bertoli

Pontoglio

RURALOPOLI incontra I PRODUTTORI DEL TERRITORIO - RURALIVE Puntata 12 - Az.Ag. Emiliana Bertoli
    Aggiunto il 08/01/2021

Dopo aver incontrato alcune figure e alcuni progetti che son stati (e sono) di ispirazione e sostegno per Ruralopoli, ora è doveroso lasciare un pò di spazio anche ai produttori del territorio. In questa puntata parliamo con Emiliana Bertoli che ci racconta la sua esperienza come azienda agricola biologica

Emiliana Bertoli: frutti di bosco per una pianura policolturale
    Aggiunto il 08/01/2021 | fonte ruralopoli.it

Qualcuno doveva provare a fare un po’ di discontinuità, a pensare ad agricoltura diversa, superando il limite di vivere in un paese di pianura, e un’eredità famigliare costituita da mais per mangimifici. Emiliana Bertoli proviene da una famiglia di agricoltori di Pontoglio (Bs). Una famiglia che produce in convenzionale, ma lei ha scelto (dopo un passato da sarta) di prendere un po’ di terreno del fratello (2 ettari) e di provare a coltivare in regime biologico dei piccoli frutti. E’ partita sul primo ettaro mettendo a dimora piante di mirtilli e di lamponi, e allargando la sua base produttiva a vari tipi di ribes, le more, l’uva spina, l’uva giapponese, i kiwi arguta, alcune cultivar di mele antiche, le mele cotogne e alberi da disseminare.

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Rispetto per la natura e amore per il cibo vero, autentico: la filosofia dell’azienda agricola Emiliana Bertoli.
    Aggiunto il 13/04/2018 | fonte www.paroledigusto.ifood.it

Emiliana racconta “Ho sempre coltivato frutti di bosco nel giardino di casa, li ho sempre amati e pensavo di conoscerli. Lo studio a cui ci siamo appoggiati per lo sviluppo dell’azienda aveva individuato tre tipologie di attività che sarebbero state idonee per i miei terreni: piccoli frutti, lumache o erbe aromatiche. Da subito i primi sembravano perfettamente in linea con la tipologia di azienda che intendevo creare.” Nasce così l’azienda ma la sfida di Emiliana si spinge oltre, la coltivazione di questi piccoli frutti voleva essere biologica. Inutile dire quanto oggigiorno costi avviare dal nulla una nuova attività e la cosa che solitamente si tende a fare è cercare di minimizzare al massimo tutte le spese. La scelta di Emiliana guarda però al futuro e con questo chiaro obiettivo davanti a sé decide da subito di attuare in ogni passaggio produttivo la conduzione biologica. Una scelta coraggiosa poiché i costi lievitano da subito e non sempre nel consumatore si ritrova quella sensibilità o anche semplicemente quella propensione all’acquisto di un prodotto biologico, più salubre ma meno standardizzato rispetto ad uno coltivato secondo l’agricoltura convenzionale.

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Frutti di bosco in una pianura recuperata… Emiliana Bertoli
    Aggiunto il 11/01/2018 | fonte ilsaperedeisapori.it

Emiliana Bertoli viene da una famiglia agricola ma nella prima parte della sua esistenza ha comunque provato a fare altro. Suo padre è tutt’ora un convenzionale agricoltore di mais per mangimifici e la scelta di prendere quel lembo di terra, un ettaro lì e un altro poco lontano, è stata il compimento di un’opera familiare che andava fatta, un retaggio e un riconoscimento. Lei, suo fratello e suo marito si sono seduti attorno ad un tavolo e hanno provato a pianificare. Cosa si poteva coltivare? Han chiesto in giro a varie associazioni che han bollato la loro idea come eccentrica, poi hanno cominciato a girare per le vallate bresciane per recepire i modelli, e infine hanno trovato un agronomo che gli ha detto di provare: il terreno si sarebbe tranquillamente adattato. Scelta del biologico e coltivazioni di piccoli frutti. In pianura. Una rarità. Così sono partiti dai classici, mirtilli e lamponi, han proseguito con vari tipi di ribes, le more, l’uva spina, l’uva giapponese, i kiwi arguta, qualche cultivar antica di mela, le mele cotogne e alberi rapsodici da integrare. Lontano dagli occhi, un ettaro di cerealicolo, tra grano saraceno, grano duro e mais quarantino, un granoturco che non può essere ibridato, macinato da Michele de Cristofaro, per una polenta che il giorno dopo inebria ancora la stanza.

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